La più grande giornata di Sé-Mobilitazione della storia.
9 febbraio 2012
La più grande giornata di Sé-Mobilitazione della storia.
Ieri mattina mi sono svegliato con la sensazione, non l’idea, parlo proprio di sensazione di essere un’entità politica. All’inizio, ancora con i solchi del cuscino sulla guancia ho provato ad arginare questo sentire ad una semplice conseguenza del languore mattutino, unito alla pisciarola del risveglio, ma, visto che perdurava anche dopo aver svolto le suddette funzioni, ho dovuto prenderlo in considerazione per quello che era: uno stra-bordante sé-politico. Ho pensato anche che potesse essere un nuovo tipo di influenza, o di malattia, che tipo si prende sui treni dai rifugiati, che so, dalla Tunisia, dal Marocco, dall’Egitto, che si porta nei germi anche il fatto di riappropriarsi del proprio ruolo politico individuale, ma, siccome alla misurazione della temperatura, ero sotto i 36 gradi, come al solito, ho capito che non era nemmeno quella.
Riflettendo, riflettendo, quindi, sono giunto alla conclusione che: se è condivisibile, e io lo condivido, che noi non siamo un moloch unico, indivisibile, immodificabile, ma siamo una comunità di sé che interagiscono e entrano in gioco con più o meno forza in base alle situazioni sociali, personali, checchessia che viviamo, come sosteneva lo psicologo costruttivista Miller Mair, allora la comunità è entità politica, la comunità ha un peso sociale e, soprattutto, la comunità può fare azioni di lotta.
A fronte di ciò, quindi, ho deciso di dare vita, ieri, alla più grande – anche perché unica – sé-mobilitazione che la storia ricordi.
Ora, per narrarvela, userò uno storify, ovvero la cronologia degli aggiornamenti del mio facebook, alias, l’unica fonte di informazione che ha seguito passo, passo, la sé-mobilitazione.
Alessandro Busi
Storify della giornata di Sé-Mobilitazione
Tutto ha inizio ieri alle ore non-ricordo, comunque alla mattina presto, quando rendo pubbliche le mie intenzioni socialmente belligeranti per la giornata
In poco tempo, vedo che iniziano ad arrivare i like e i commenti, così controllo sulla stampa nazionale se già si parla della giornata di sé-mobilitazione, ma il silenzioso manto di neve filogovernativo copre la mia scomoda mobilitazione, ma questo non mi scoraggia.
Durante la critical mass verso la stazione, i primi problemi. Un sasso – fascista – attenta alla mia incolumità, ma, al grido pensato la sé-lotta non si arresta, proseguo imperterrito.
Dopo aver occupato per mezz’oretta il sedile di un treno che mi ha portato da Padova a Mestre, inizia il sé-corteo sotto il freddo sole mestrino.
Io-sé-corteo, testimonio con un’immagine la zona rossa che mi blocca il passaggio e che, come sempre, è solo un modo per blindare una città, senza difendere nulla.
I controlli verso il sé-corteo, che non aumenta, né diminuisce di numero, ma rimane sempre quell’uno gestaltico formato dal valore aggiunto dell’interazione dei sé, maggiore della loro stessa somma; dicevo, a controllare il sé-corteo arrivano perfino i cartonati delle guardie inglesi.
Il sé-corteo, a questo punto, si incattivisce e si scaglia contro una lastra di ghiaccio in una fontana, come azione simbolica contro il grande freddo dell’austerity.
Dopo questa azione, il sé-corteo si interrompe per lavorare, ché se sei precario non scioperi mica, e, nell’arco del pomeriggio, riesce solo a rendere nota l propria vicinanza ai sé-in lotta dei compagni greci.
Alla sera, il sé-corteo riparte verso la stazione, attraversando la ridente periferia mestrina.
Ormai alle ventuno, il sé-corteo, dopo altre due critical mass in giro per Padova, torna ad occupare casa, cena e si prepara alla riunione conclusivo-propositiva di autocritica sulla giornata e stimolo per il domani.
La riunione finisce alle ventidue e trentatre.
Ciò che esce dalla suddetta riunione è una decisione presa all’unanimità da me stesso e un comunicato che riporto qui sotto che la spiega.
Manifesto del Sè-Collettivo-In_lotta
Il Sé-Collettivo-In-Lotta nasce come collettivo dei sé che si racchiudono in me stesso, nasce dalla giornata di sé-mobilitazione dell’otto febbraio duemiladodici. Una giornata che ha visto me-inlotta dalla mattina fino alla sera.
Dopo un’iniziale occupazione della mia casa, ho proseguito con la consueta critical mass verso la stazione. Durante la critical mass, un sasso – fascista – ha attentato alla mia vita, ma sono riuscito a stare in sella, senza ruzzolare a terra. Una volta in stazione, ho proseguito con un corteo culminato nella simbolica occupazione di un sedile sul treno regionale veloce che da Padova mi ha portato a Mestre. Una volta lì, il sé-corteo è sfilato fino al mio posto di lavoro. Nel tragitto, ho fronteggiato la zona rossa e simbolicamente ho distrutto una lastra di ghiaccio in una fontana, come a simbolizzare la rottura del gelo di austerity che ci viene presentata come unica e inevitabile realtà. Alle tredici e quarantacinque ho iniziato la giornata di lavoro, quindi interrotto il corteo, che ho ripreso al ritorno verso la stazione, attraversando la ridente periferia mestrina. Una volta a Padova, a differenza dalle normali manifestazioni che si concludono con i saluti in stazione, io sé-inlotta ho deciso di affrontare altre due critical mass, culminate nella ri-occupazione della mia casa, al grido pensato di la sé-lotta non si arresta. Alla sera, poi, dopo essermi rifocillato, ho fatto una lunga riunione dalla quale ho partecipato e nella quale mi è sorta la necessità unanime di creare il Collettivo-sé-in-lotta, ovvero un gruppo fatto da me, che proporrà azioni analitiche di politica del quotidiano.
Ciò che ho pensato e che ho anche condiviso è che, la situazione nella quale ci troviamo oggi, ci pone sempre su un piano politico sociale, ci pone di fronte alla necessità di essere costantemente in lotta. Questo stato di cose diventa individuale nella misura in cui non si lotta più per un modello sociale piuttosto che un altro, ma per rivendicare la libertà esistenziale individuale di scegliere, di esistere. La libertà di scegliere il proprio lavoro, il luogo nel quale vivere, come vivere, sono oggi dei lussi garantiti a pochi, quindi ognuno deve assumersi il peso politico del lottare per la propria condizione personale, non in una chiusura individualistica, ma nella misura in cui un nuovo modo di intendere il sociale non parte più da alti discorsi ideologici, ma dalla propria esperienza: io non voglio la redistribuzione delle ricchezze perché è giusta, ma perché vedo me stesso e altri attorno a me che devono adeguarsi a destini scritti da chi ha soldi e potere, quindi mi batto perché questo stato di cose cambi.
A fronte di ciò, io-collettivo-in-lotta nasco e lotto e userò la piattaforma de Lagentestamale per i miei comunicati, come se fossi io a scriverli, che poi è quello che è.
Perciò avanti così:
La Sé-Lotta non si arresta!
Sè-Collettivo-In-Lotta











