L’esperimento di Moscovici & Lost
28 aprile 2010
Da qualche tempo tengo una ribrica assieme a Piero Bocchiaro per il blog nato su facebook Psicologia On Line, sui classici esperimenti della psicologia sociale. Questo articolo qui sotto, dal titolo “L’esperimento di Moscovici & Lost”, è la secondo della rubrica (Il primo, di Piero, lo trovate qui) e racconta degli esperimenti sulla minoranza dello studioso franco-rumeno in collegamento con la scelta dei naufraghi di restare o meno sull’isola.
L’ESPERIMENTO DI MOSCOVICI & Lost
A volte capita anche nei telefilm non dei buoni sentimenti, che l’opinione della maggioranza non venga seguita. Prendiamo per esempio la prima puntata della quarta serie di Lost: L’inizio della fine. Finalmente sembra che i naufraghi possano tornare a casa (ovviamente poi succederanno tante cose che gli creeranno problemi, ma questo per ora non lo sanno), sembra che i tanti sforzi per comunicare con qualcuno siano stati ripagati, ma proprio a questo punto, il gruppo si spezza. Quello che accade, infatti, è che John Locke, uno dei personaggi sicuramente più carismatici, decide di non cercare i loro ipotetici salvatori, e sostiene la sua posizione con forza e inflessibilità, così alcuni seguono lui sull’isola, mentre altri proseguono con Jack Sheppard, quello che fin’ora era stato l’unico leader dei naufragi, alla ricerca di un ritorno a casa1.

Ma come è possibile questo? Come è possibile che un leader, appoggiato da pochissimi, riesca a modificare l’opinione di un gruppo fino a quel momento universale?
Per chi avesse letto il precedente articolo di questa rubrica2, questo meccanismo può risultare incomprensibile, eppure.
Per trovare una risposta a questi quesiti, dobbiamo riprendere la teoria di Serge Moscovici sull’influenza delle minoranze e il suo più celebre esperimento.
Lo sperimentatore franco-rumeno partiva da alcuni presupposti che voleva andare ad osservare. Innanzitutto, sosteneva che una minoranza, per poter cambiare, o comunque scalfire l’opinione compatta della maggioranza deve essere coerente, sia nel tempo (coerenza diacronica) sia all’interno del proprio gruppo nello stesso momento (coerenza sincronica). Inoltre, i membri della minoranza devono avere il coraggio di esporsi in maniera plateale, dimostrarsi forti e convinti verso la posizione che stanno sostenendo, devono far capire in ogni momento che la pressione della maggioranza non modifica la loro convinzione, quindi devono farsi vedere autonomi e indipendenti.
Su questa base, Moscovici strutturò il suo esperimento sui colori. Anche lui, come Asch, infatti scelse di studiare il fenomeno del cambio d’opinione, utilizzando un compito percettivo: i soggetti dovevano dire di che colore fossero le trentasei diapositive che vedevano, le quali erano assolutamente blu3. Prima di iniziare, fece due operazioni preliminari: formò i gruppi, composti da sei persone di cui due erano suoi complici; sottopose tutti i partecipanti al test per il daltonismo, dal quale risultò che nessuno dei presenti era daltonico, e comunicò a tutti questo risultato, cosicché questa ipotesi non potesse diventare un modo per screditare l’opinione della minoranza. Nello svolgimento dell’esperimento i complici avevano il compito, in maniera compatta e sempre coerente, di dire, fin dalla prima visione, per tutta la serie di prove, che le diapositive non erano assolutamente blu, ma verdi. Lo stesso esperimento venne svolto anche modificando la coerenza diacronica della minoranza, quindi facendo sì che i complici riferissero di vedere la diapositiva talvolta blu, talvolta verde.
Bene, dopo varie prove, Moscovici rilevò che nella prima situazione c’era uno spostamento d’opinione della maggioranza dell’8,42%, il quale spostamento nel secondo caso4, così come nella situazione di controllo, non si verificava. Si vede quindi, che i presupposti teorici sui quali si fondava l’esperimento erano corretti: una forte coerenza d’opinione di pochi, rende questa opinione credibile anche per i molti contrari.
Se ciò ci permette di sottolineare l’importanza dell’aspetto comportamentale, è giusto ricordare, però, che altri studi hanno messo in evidenza come sia rilevante anche il carattere personale della maggioranza, ovvero, quali sono le persone che la compongono. In particolare, si è visto che l’opinione della minoranza acquisisce forza quando i suoi componenti fanno comunque parte di un gruppo comune con la maggioranza (Es. entrambi i gruppi sono della stessa nazionalità) e quando è guidata da un leader carismatico5.
I vari studi su questo argomento ci permettono quindi di vedere come un cambiamento d’opinione che parta dalla minoranza dipende da aspetti comportamentali (Es. coerenza), da aspetti attribuzionali (chi è la minoranza) e da aspetti motivazionali (quanto impegno viene messo nel sostenere la propria posizione).
Allora, adesso, se torniamo sull’isola di Lost ci è possibile capire quanto accaduto. John Locke, sicuramente il personaggio più mistico della serie, funziona da irremovibile leader carismatico, e la sua posizione è sostenuta con convinzione e coerenza anche da Hurley, che ricorda come Charlie fosse morto per comunicare a tutti loro che i presunti salvatori non erano chi avevano detto di essere. Inoltre, entrambi i gruppi, sia chi voleva andarsene, sia chi voleva restare, facevano parte dello stesso gruppo sovraordinato, i naufraghi, e avevano condiviso esperienze difficili, che li avevano uniti. In questo modo, è quindi possibile spiegare in che modo la convinzione generale, secondo la quale era importante solo riuscire a comunicare con questi salvatori, si sia scalfita, fino a far decidere ad alcuni di smettere, o quantomeno interrompere, la ricerca di una fuga da un posto che è la morte6.
Alessandro Busi
1 Un riassunto della puntata lo trovate qui: http://it.lostpedia.wikia.com/wiki/L%27inizio_della_fine
2 http://www.facebook.com/#!/notes/psicologia-on-line/gli-esperimenti-classici-della-psicologia-sociale-a-cura-di-piero-bocchiaro/355274334443
3 Nei gruppi di controllo, dove non c’erano complici a formare una minoranza, tutti i soggetti sostenevano che le diapositive erano blu.
4 In questo caso di risposte alternate della minoranza, l’effetto fu dell’1,25%.
5 A. Zamperini, I. Testoni, Psicologia sociale, 2002, Einaudi Torino, pp. 244-251; S. Moscovici, Psicologia delle minoranze attive, 1981, Bollati Boringheri Torino.
6 Il titolo della quinta puntata della quinta serie si intitola: Questo posto è la morte.
