Racconto pubblicato su Teflon 4: Il paziente anni zero
5 gennaio 2011
Posto oggi un racconto Paziente anni zero, che è stato pubblicato sul numero natale-pasquale di Teflon: natale perché è quello del primo compleanno della rivista, pasquale perchè è il numero che ne segna la resurrezione in Tupolev. E qui ci trovate il sito di Tupolev e anche lo scaricaggio di Teflon 4.

Questa è la vignetta presente in Teflon 4. è un disegno di Daniel Cuello, il cui sito è qui: http://www.danielcuello.com/
Il paziente anni zero.
Mia madre, un giorno, mi ha chiesto se mi ricordavo di quando la mia cuginetta Anna, nel duemiladue, era andata in gita con gli scout, si era persa e poi era stata ritrovata dopo mezz’ora.
Il medico della clinica mi chiama paziente anni zero. Lui arriva alla mattina presto e fa il giro assieme agli specializzandi. Quando c’è uno specializzando nuovo dice, vedi, lui è Michele, il nostro paziente anni zero, e poi mi chiede di spiegare perché mi chiama così.
Mio padre, un giorno, mi ha chiesto se mi ricordavo che dal 2003 erano andati persi tutti i diritti dei lavoratori.
Ti ricordi il tuo contratto a chiamata, mi ha detto, ti ricordi che ti mettevano in turno e poi, se c’era poco da fare, ti rimandavano a casa, ti pagavano solo un’ora, e tu non potevi nemmeno protestare, perché era ed è legale così.
Gli ho risposto che non ricordavo nulla, poi, però, gli ho anche chiesto perché i sindacati non si muovessero contro queste cose e ho aggiunto che erano stati buoni solo a prendere in giro una generazione, la mia, a farci scendere in piazza per l’articolo 18 e, nel frattempo, avevano costruito un mondo del lavoro senza diritti, un mondo del lavoro dove i vecchi, gli ex rivoluzionari del ’68, stanno in vita mangiando i figli e negandogli il futuro.
Allora, mio padre mi ha guardato e mi ha detto che era contento di vedere che la voglia di rompere i coglioni non me l’ero dimenticata, e ci siamo messi a ridere.
Io, alla domanda del primario, rispondo che non ho memoria di quello che è successo dal primo gennaio del duemila, fino al trentuno dicembre duemilanove, un po’ come se la mia testa fosse l’unico computer colpito dal bug di fine millennio. Quando faccio questo paragone, spesso, lo specializzando nuovo ride. Poi, in genere, spiego anche che io ho perso la memoria quando avevo ventiquattro anni, dopo un incidente d’auto avvenuto il venticinque dicembre del duemilanove.
Il mio amico Luca, un giorno, mi ha chiesto se mi ricordavo delle nostre discussioni riguardo ai social network.
Ha sostenuto che io sentenziassi sempre, Chi dice che i social network sono cattivi è un bacchettone, e poi aggiungessi, perché, anche nella vita non-virtuale, ognuno si costruisce la propria identità scegliendo cosa fare, cosa dire, come muoversi, che ruolo impersonare.
Finita la mia imitazione, malfatta aggiungerei, mi ha dato anche un articolo sul tema che si chiama Facebook. Un dispositivo omologante e persuasivo1, che, a detta sua, mi sarebbe potuto interessare.
Io, in clinica, faccio solo esercizi per la memoria, perché quelli per la riabilitazione fisica li ho finiti dopo pochi mesi. Con la psicologa che mi segue, studiamo tutti i grandi eventi degli anni zero. Le Torri Gemelle, la guerra in Afghanistan, quella in Iraq, l’omicidio di Marco Biagi, il Pd, il Pdl, la morte di Arafat e anche l’ictus di Bossi.
La mia amica Giuliana, un giorno, mi ha chiesto se mi ricordavo di quell’anno che eravamo andati in vacanza a Barcellona e lei si era portata un libro che si chiama Guida all’addestramento degli uomini. Mi ha chiesto se mi ricordavo di quanto l’avessi presa in giro e che io avevo sostenuto di essere appartenente alla categoria di uomo Fatti-In-Là, che sarebbe un vero predatore; uno che lo puoi avvicinare solo se ti fingi ingenua e lo puoi addomesticare fingendoti ammaliata; uno che da mangiare vuole roba esotica che sia di moda e per il quale, esteticamente, devi sembrare una top model ventiquattro ore su ventiquattro.2
Poi, assieme allo studio, la psicologa chiede sempre ai miei amici e parenti, di raccontarmi storie, anche apparentemente insignificanti, degli anni di cui ho il vuoto.
Perché potrebbe essere, dice a tutti, che anche un semplice stimolo gli sia d’aiuto per sbloccarsi.
Il mio amico Andrea, un giorno, mi ha chiesto se mi ricordassi che dicevo sempre che quelli erano gli anni della pornografia democratica. Mi ha spiegato che nell’offerta, ogni tabù morale era sparito e che per questo, secondo lui, questa era stata l’espressione più totale del capitalismo, dove costruzione e soddisfazione del desiderio coincidevano.
Ovviamente, ha aggiunto, erano nati anche gruppi di moralizzatori che si erano inventati la dipendenza da cyber-pornografia, o pornodipendenza, ma, credimi, queste erano e sono tutte stronzate.
Quindi, prima di andarsene, mi ha dato un foglio con una serie di indirizzi web e, strizzandomi l’occhio, ha detto che mi avrebbero fatto tornare la memoria.
Alla fine di ogni giornata, spengo la tv e rileggo gli appunti che ho preso. Tento di ricostruire quello che si è sgretolato, ma non ci riesco. Non so perché, ma non riesco ad andare oltre a quell’unico tassello che si è salvato, l’unico ricordo che mi è rimasto: un pomeriggio di Luglio, quando ero in vacanza con i miei genitori e, guardando la tv, le trasmissioni erano state interrotte per un annuncio speciale che diceva così, Genova, G8, la polizia ha assassinato un manifestante.
Alessandro Busi
1Facebook. Un dispositivo omologante e persuasivo è un saggio scritto da Maddalena Mapelli e pubblicato sul n. 347 della rivista Aut Aut “Web 2.0. Un nuovo racconto e i suoi dispositivi”, luglio-settembre 2010. Online lo potete leggere anche a questo indirizzo: http://www.carmillaonline.com/archives/2010/11/003675.html#003675
2Nadège de Peganov, Guida all’addestramento degli uomini, 2006 Morellini Editore, Milano, pp: 43-49.
Il racconto che segue è stato pubblicato sul numero 3 della rivista Teflon. Potete scaricarla qui.
Lettera di spiegazione delle ragioni del mio suicidio.
Alcuni mesi fa, mi arrivò una mail da un indirizzo a me sconosciuto che recitava così:
Buongiorno signor Tosco,
chi le scrive è la segreteria della Segreta Associazione Delle Multinazionali Di Tutto Il Mondo, che rappresenta, in maniera oscura, ogni multinazionale della Terra.
Dopo l’ultimo incontro segreto, tenutosi in un luogo segreto ad un’ora segreta, tutti i nostri associati sono arrivati alla conclusione che bisogna trovare una soluzione definitiva al più grande problema che li assilla quotidianamente: i reclami. Lei probabilmente starà strabuzzando gli occhi, non si sarebbe immaginato che fosse questo il problema più annoso per industrie di quel calibro, eppure è così.
A fronte di un’attenta selezione, fatta in base a criteri segreti dei quali non posso fare parola, lei è stato scelto per questo compito.
Quindi:
Con la presente la Segreta Associazione Delle Multinazionali Di Tutto Il Mondo, le conferisce l’incarico di trovare una risposta universalmente valida a tutti i reclami, offrendole come ricompensa il suo peso, al momento della consegna della risposta, moltiplicato per quarantamila euro.
Cordiali saluti
S.A.D.M.D.T.I.M.
Ps: In caso di un suo rifiuto e/o di un suo fallimento, le rendiamo noto che la sua morte avverrà per avvelenamento di uno qualunque prodotto che lei toccherà, mangerà o berrà nella sua futura, ma non troppo, vita.
Nonostante sulle prime mi avesse lasciato dubbioso, dopo essermi pesato e aver fatto i miei conti con carta e penna, mandai una mail di risposta in cui spiegavo che ero lieto di accettare la proposta fattami. A tale mail, la segreta segreteria della S.A.D.M.D.T.I.M. rispose con un’altra mail molto più concisa della precedente, che riporto per intero:
Dopo aver risposto anche a questa mail, con un’altra faccina sorridente, ma i cui occhi erano fatti con un punto e virgola, così da dare l’idea di una strizzata di occhio, mi misi subito al lavoro.
Per prima cosa pensai che, non potendo leggere tutti i reclami del mondo, avrei dovuto tentare di capire la logica che è sottesa ad ogni reclamo, al concetto stesso di reclamo.
Cercando e ricercando, pensando e ripensando, la conclusione a cui arrivai, fu stata questa:
è convinzione comune che in un processo produttivo ottimale A porti a B, B a C e così via, fino all’ultimazione del prodotto. Il reclamo nasce dall’idea che ci sia stato qualcosa di sbagliato in questo processo produttivo, che ci sia stato un errore da parte di chi lo ha messo in atto. Questa idea, quindi, porta le persone a trovare un colpevole nel produttore disattento alle variabili incorse nella produzione, e le legittima a chiedere un rimborso per il fatto di non aver acquistato un prodotto costruito in maniera ottimale, ma in maniera indeterminata.
Proprio quest’ultima parola dei miei appunti, mi diede l’illusione, a pochi giorni da quando avevo ricevuto l’incarico, di averlo già risolto. Per qualche minuto saltai per la stanza cantando a squarciagola Nessuno mi può giudicare di Caterina Caselli.
La conclusione alla quale ero arrivato, infatti, mi parve perfetta e indiscutibile.
Se questa è la teoria su cui si basa il reclamo, questa teoria è anche facilmente destrutturabile tramite il Principio di indeterminatezza di Heisenberg, che nella sua massima “non è possibile conoscere simultaneamente la velocità e la posizione di una particella con certezza”, permette di affermare che non è possibile costruire legami deterministici fra gli eventi, ma solo correlazioni. Caduta l’idea di determinazione, quindi anche il reclamo perde di valore, perché l’assunto di partenza, ovvero che A causi B e via dicendo, non ha più alcun senso.
A questo punto, mi sarebbe rimasto solo da scrivere un semplice format che spiegasse questo errore logico e il problema, magicamente, era risolto.
Per festeggiare, mi concessi una cena in un ristorante chic del centro e, una volta a casa, una selezione dei migliori film porno-manga giapponesi, acquistati direttamente da un sito specializzato, ma, proprio durante la visione del terzo di questi, il mio castello crollò.
Il film in questione, che si intitola Fatti guardare dal tuo nonnino, contiene un dialogo che fu per me illuminante riguardo all’errore fatto in precedenza. Il nonno, che essendo vecchio può andare ovunque, entra in una sauna di studentesse del liceo e dice ad una ragazza: vieni qui fatti toccare, dai un’ultima gioia a questo povero cieco. La ragazza, inizialmente in imbarazzo, si consulta con lo sguardo con un’amica e decide di soddisfare il desiderio di quel povero signore, così, arrossendo, si gli avvicina e si fa tastare il seno.
Di fronte a questa scena, capii che anch’io ero stato cieco per raggiungere il mio obiettivo, e mi crollò il mondo addosso.
Rispondere ai reclami con il Principio di indeterminatezza genera un cortocircuito logico. L’idea che una persona, una volta capito l’errore del proprio reclamo, smetta di farne, sottende una teoria che lega in maniera deterministica la nostra spiegazione e il comportamento del cliente. Tale legame causa-effetto, però, viene negato dalle nostre stesse premesse, quindi il ragionamento crolla su sé stesso.
Su queste poche righe di appunti rimuginai per alcuni mesi, durante i quali rispondevo alle mail della S.A.D.M.D.T.I.M. con faccine entusiaste e punti esclamativi in abbondanza, ma ormai non posso più proseguire. Ormai devo ammettere il mio fallimento. Il problema dei reclami è, quantomeno per me, irrisolvibile. Questa mia ammissione, però, fa sì che si generi un altro problema impellente, ovvero quello di come scampare all’avvelenamento. Dopo attente riflessioni, sono giunto alla conclusione che anche questo problema sia irrisolvibile, se non anticipando sul tempo la messa in atto del piano per la mia eliminazione. Per questo, colgo anche l’occasione per salutare tutti e mandare un abbraccio simbolico a chi mi ha voluto bene, perché, se qualcuno sta leggendo queste righe, significa che me le ha trovare attaccate alla fronte con del nastro adesivo nero, che in casa ho solo quello, mentre penzolavo dal lampadario, appeso ad una corda, che poi sarebbero due cinture legate assieme.
Cordiali saluti
M.T.
Alessandro Busi
Su Teflon: La grande storia delle apocalissi
13 luglio 2010
Siccome quelli di Teflon hanno fatto il secondo numero dedicato alla fine del mondo (potete scaricare il pdf qui), ho scritto un pezzo che ne raccontasse la storia, la storia delle fini del mondo. La grande storia delle apocalissi annunciate e, per ora, mai avvenute.
La grande storia delle apocalissi:
dal maternage del proprio blog, alla fine del mondo.
Il problema di quando si ha un blog è che poi ci si affeziona. Un blog diventa quasi come il Tamagoci: lo si fa per scherzo e poi si continua a stare lì e a guardare se cresce bene e come cresce. Poi gli si dà da mangiare e poi lo si lava. Insomma, ci si perde del tempo, anzi, diciamo meglio: si investe del tempo della propria vita per monitorare la sua salute.
Una delle attività che più ci appassionano a noi bloggers, in genere, oltre a cambiare ogni tanto l’aspetto del pargolo per vedere come starebbe con una nuova vestina e poi tornare sempre al classico, è quella di guardare quante visite ci sono state al giorno, alla settimana e al mese, e, cosa non meno importante, vedere da dove esse siano arrivate. La visita è venuta da un altro blog che magari ha messo un link al nostro, oppure è capitata da una casuale ricerca su Google? Certe domande assillano.
Bene, proprio mentre svolgevo queste attività di maternage del mio lagentestamale, mi sono imbattuto in questa persona, che io ho immaginato essere una giovane ragazza del centro nord, esteticamente afferente all’area emo, tendenzialmente con una mamma ansiosa e con la cameretta piena di cuoricini, ma anche di poster dei Tokio Hotel. A dire il vero, però, non mi sono imbattuto propriamente in lei, ma in una ricerca che questa ipotetica ragazza avrebbe fatto su Google, una ricerca che recitava così: yahoo answer 2012. Siccome l’argomento del 2012 mi appassiona, e siccome Yahoo Answer è da sempre fonte di grandi informazioni, sono andato a vedere.
Innanzitutto, ho scoperto che la domanda precisa posta dall’utente angel era “ma secondo voi succederà davvero qualcosa o no??? e cosa succederà più o meno!! grazia….”. Come è facile notare, la domanda è talmente allarmata da richiedere tre punti di domanda, due punti esclamativi e una chiusura che invoca un intervento divino, lasciato in sospeso da ben quattro punti di sospensione. A tale domanda, le risposte sono state tutte negative e si possono suddividere in tre categorie:
- rassicuranti-affettuose, come quella di keinze “stai—-serena–”, o quella di _Sara_ “niente non preoccuparti”, o anche quella di fiordaliso “Stai tranquilla non succederà nulla. Un abbraccio”;
- esplicative, come quella di davide.b, che vanta uno zio che lavorava nella redazione di Focus, il quale gli avrebbe “detto che la metà delle cose se le inventano loro”, o quella di Matteo, che dice che non succederà niente anche se si cambierà “era”, o anche quella di Fabio G, che dice che “la terra inizierà un nuovo senso di rivoluzione”, ma che ciò non creerà alcun problema;
- ironiche/sarcastiche, come quella di francesc… che dice “io lo so esploderà casa tua”, o soprattutto quella di bash 16, secondo il quale il 21 dicembre 2012 ci sarà “una scoreggia generale xD”.
Ovviamente, in questo panorama, si muovono anche dei franchi tiratori, come la stralunata astrid che chiede “cosa dovrebbe succedere?”, o 4narina, che riporta la risposta in casa sua e comunica a tutti che “la mia bisonnna compirà 100 anni”.
Nemmeno a dirlo, queste risposte mi hanno molto stimolato l’interesse, così sono andato a cercare oltre e cosa ho trovato?
Ho trovato nel Yahoo Answer inglese, una mamma statunitense, o inglese, o comunque di lingua anglofona, che cercava informazioni per tranquillizzare la sua figlia dodicenne che, da quando ha scoperto di questa profezia, non dorme, se non a letto con lei, e un giorno le si è avvicinata e le ha detto “mamma, tu sei l’unica persona che ho e se il mondo finisse nel 2012 io voglio stare con te”, prima di scoppiare a piangere1.
A questa domanda, ho trovato una risposta molto interessante, non per niente best answer, data dall’utente Quadrillian, il quale consigliava a questa mamma allarmata di visitare un sito che si chiama abhota.info, nel quale avrebbe trovato migliaia di predizioni simili, così da poter spiegare alla figlia che le apocalissi annunciate sono una bufala.
Anche in questo caso non ho atteso oltre e sono andato a vedere.
Bene, siccome riportarle e tradurle tutte sono veramente tante, ne ho fatto una selezione di quelle, secondo me, più interessanti.
La prima profezia apocalittica che troviamo risale al 634 A.C., quando Roma sarebbe dovuta essere distrutta, in quanto erano passati centoventi anni dalla sua fondazione. Questa profezia si basava sul fatto che a Romolo fosse stato detto che con il passaggio di 12 aquile, interpretate come 12 decenni, il mondo sarebbe finito.
Saltando in avanti, troviamo l’interessante esperienza dei computisti della Lotaringia, secondo i quali, siccome Adamo e Gesù nacquero di Venerdì, Isacco sarebbe dovuto essere sacrificato di Venerdì, il Mar Rosso si aprì di Venerdì e la crocefissione avvenne di Venerdì, logica vuole che anche la fine del mondo sarebbe dovuta essere di Venerdì, in particolare il 25 marzo del 970.
Facendo un ulteriore salto in avanti, che ci permetta di sorpassare le decine di profezie sull’anno 1000 e quelle sul 1184, anno dell’anticristo, e anche quella del Papa Innocenzo III, che sosteneva che la fine sarebbe arrivata 666 anni dopo la nascita dell’Islam, possiamo trovare l’interessante profezia di Frederick Nausea, secondo il quale la fine del mondo sarebbe stata annunciata dalla comparsa in cielo di croci insanguinate vicino ad una cometa, nel 1532.
Un profeta che fece una brutta fine fu William Bell, che, fino al 7 febbraio 1761 sostenne che il mondo sarebbe finito l’8 febbraio del 1761, poi, dal 9 febbraio 1761, indicò come data l’8 marzo 1761, poi spostò nuovamente la data al 28 marzo e infine venne messo in manicomio e non disse più nulla, pare.
Nel 1847, venne il turno di Padre George Rapp, il quale, senza azzardare date precise, viveva nella convinzione che Gesù sarebbe tornato sulla terra mentre lui era in vita. “Se non fossi sicuro che il signore vuole che io presenti a lui voi tutti, potrei pensare che il mio ultimo giorno è arrivato”, sembra abbia detto ai suoi, poco prima di morire.
Il 1900 venne inaugurato dai russi Fratelli e sorelle della morte rossa, che si suicidarono in massa proprio in quell’anno, mentre nel 1910, così come nel 1878, nel 1914, nel 1918, nel 1925, nel 1941, nel 1975, nel 1984 e nel 1999 il mondo sarebbe dovuto finire secondo i Testimoni di Geova.
Il premio per la profezia più onomatopeica se lo aggiudica sicuramente Wilbur Glen Voliva, secondo il quale il mondo, nel 1935, avrebbe fatto semplicemente “puff”.
Il 22 aprile1959, poi, il mondo sarebbe dovuto finire secondo Florence, moglie del fondatore dei Davidiani. In quella data lei e tutti i discepoli salirono sul monte Carmel, fuori Waco, in attesa della fine, ma, dicono, rimasero tutti estremamente delusi.
Uguale delusione deve essere toccata anche a William Branham, secondo il quale nel 1977, Los Angeles sarebbe sprofondata dopo il grande terremoto e il Papa sarebbe diventato capo del mondo, unificando tutti i popoli sotto il cristianesimo.
Dopo una serie di apocalissi atomiche (Es. 1980), nel 1985 il mondo sarebbe dovuto finire due volte a causa della terza guerra mondiale. Una volta secondo l’ex generale della NATO John Hacked; un’altra secondo la fondazione della famiglia di dio, un gruppo che utilizza come proprio testo di culto l’Urantia Book (http://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/il-libro-di-urantia), un testo, per dire, con una propria cosmogonia, nel quale gli universi si suddividono in “Universo centrale” e “Superuniversi”.
Gli anni novanta, poi, furono gli anni degli armageddon, vari ogni anno, anche se non mancarono i suicidi di massa.
Nel 1997, fra il 24 e il 26 marzo, vi furono i suicidi dei discepoli della Heaven’s gate, che aspettavano l’arrivo di una cometa seguita da un Ufo, che avrebbe salvato solo ed esclusivamente le loro anime.
La grande profezia finale addotta agli alieni, però, è quella del 27 novembre 1997, quando, secondo i Cavalieri sacerdotali per la sicurezza nazionale, a seguito un violento interrogatorio di un alieno da parte della CIA, i suoi compari avrebbero dovuto distruggere la terra.
Anche il 1999 fu un anno denso di apocalissi, dalla guerra atomica del 31 dicembre annunciata dalla Chiesa della salvezza di dio, alla distruzione dell’America di Dimitru Duduman del 29 novembre, passando attraverso le tre discese del re del terrore, del re del male, annunciate dal sito web Escape666.com: 14 agosto, genericamente settembre e 12 ottobre.
Nemmeno a dirlo, un altro anno pieno zeppo di apocalissi fu il 2000, quando, dal grande bug di inizio anno, fino al suicidio di massa del 17 marzo dei seguaci della setta ugandese Movimento per la restaurazione dei dieci comandamenti di dio, ci sarebbero potute essere fini tragiche quasi tutti i giorni.
Finita l’ubriacatura di inizio millennio, le apocalissi, però, non smisero di essere annunciate, anzi.
Nel 2003, poi, entrò nel novero delle apocalissi quella causata dall’avvicinamento di altri pianeti. In particolare, Nancy Lieder degli ZetaTalk2 annunciò la fine per il passaggio del dodicesimo pianeta, un pianeta che gira attorno al sole ogni tremilaseicento anni, che causerebbe il rovesciamento dei poli; mentre secondo i Pana Wave, una setta giapponese i cui adepti vestono rigorosamente di bianco, la medesima apocalisse sarebbe causata dal decimo pianeta, non dal dodicesimo.
Avvicinandoci sempre di più ai giorni nostri, secondo L’ordine ermetico dell’alba dorata il mondo dovrebbe finire proprio nel 2010, mentre, secondo un profeta telematico anonimo, il mondo sarebbe finito nel 2006, per mano del principe William d’Inghilterra, l’Anticristo.
Anche nel futuro ci sono varie apocalissi annunciate. Oltre a quella di Terence McKenna, basata sulla lettura del calendario Maya interpretato secondo la Novelty Theory, secondo la quale il mondo finirà il 21 dicembre 2012 a causa dell’esplosione del sole, o della trasformazione della via lattea in un quasar; dovremo tremare anche nel 2035, quando, dicono i Raeliani - noti ai più per aver annunciato di aver clonato un essere umano nel 2003 -, il mondo finirà, aprendosi verso una nuova era, grazie all’arrivo degli alieni “Elohim”.
Conclusa questa immensa lista, l’autore del sito abhota.info rassicura i lettoridicendo che l’unica vera apocalisse sarà nel 4.500.000.000 dopo cristo, quando il sole si trasformerà in una gigante stella rossa, risucchiando Mercurio, Venere, la Terra e forse anche Marte.
Io, alla fine delle finite non so più quando il mondo finirà, o se, magari non sia già finito tempo fa e noi non ce ne siamo accorti. A voler essere proprio sinceri al cento per cento, mi rimane anche il dubbio che, tutto sommato, a forza di essere scettici, rischiamo anche di fare la fine del tacchino induttivista di Russel, che, convinto da svariate osservazioni di essere nutrito tutte le mattine alle 9, rimase sicuramente sorpreso a ritrovarsi sgozzato il giorno di Natale, alle 9, ma tant’è. In più, è ancora più vero che se apocalisse deve essere, che apocalisse sia, tanto non posso farci proprio nulla, perciò, parafrasando un profeta che nel 1991 profetizzò la fine del mondo: it’s the end of the world as we know it (and I feel fine).
Alessandro Busi
1http://ph.answers.yahoo.com/question/index?qid=20090810223653AA2v3ox
Racconto pubblicato su Teflon: Da consumarsi entro il
12 gennaio 2010
Torniamo alla narrativa, ma soprattutto torniamo al futuro, come direbbe Marty McFly. Torniamo quindi a vedere come saremo dopo il 2012, quando avremo la data di scadenza sulla chiappa destra, con questo racconto pubblicato sulla rivista Teflon.
Da consumarsi entro il
Anno 4021. Secondo il nuovo calendario, siamo nel 2009 dopo la grande fine, dopo il ventuno dicembre 2012. Da quel giorno, così riportano le scritture, tutto cambiò, ma tutto rimase uguale. Le lingue parlate rimasero le stesse, e anche quelle scritte, quindi, se proprio vogliamo fare i filosofi, anche le realtà da loro costruite rimasero le stesse, ma alcune cose cambiarono ugualmente. Le persone, per esempio, cambiarono di colore, più grigio rispetto a prima, perché da quel momento iniziarono ad avere il teflon nelle vene al posto del sangue, e ancora adesso, quando piove, devono rientrare di corsa a casa per non fare la ruggine. E poi anche la data di scadenza sulla natica destra, anche quella è una novità. Una volta, infatti, la gente non aveva alcuna idea di quando potesse morire: poteva succedere da un momento all’altro. Si racconta addirittura, che certi religiosi insegnassero ai bambini a ringraziare il loro dio di averli fatti svegliare vivi, e non morti. Si racconta anche che ci fossero discussioni, in canali telematici come uno chiamato Yahoo answer, dove si discorreva sul perché certe persone pensassero alla morte almeno una volta al giorno[1]. Adesso queste cose non ci sono più. Adesso, dopo il rimescolamento degli elementi, ognuno conosce la propria data di scadenza, basta che si guardi il sedere allo specchio, oppure che se lo faccia guardare da qualcuno. Generalmente, appena si nasce, i più anziani della famiglia controllano la data di scadenza del nuovo arrivato e prenotano l’analisi degli elementi, per scoprire qual è la componente dominante. È importante sapere se si è al novanta per cento di yogurt, o latte, oppure se si è in buona parte composti di detersivo per i piatti. Perché i primi, raggiunto il loro giorno, sanno che inizieranno a decomporsi e a puzzare velocemente, fino a spegnersi, mentre i secondi sanno che la loro data di scadenza è solo indicativa, che potrebbero vivere altri cinque, o dieci anni senza avere alcuna conseguenza.
Il problema grosso, però, è soprattutto per chi si trova con una data di scadenza ravvicinata, per esempio dopo venti o venticinque anni dalla nascita, una cosa non facile da accettare. Adesso, il governo ha messo a disposizione di queste persone vari gruppi di psicoterapia, che li riportino a vivere il presente, l’hic et nunc, il qui ed ora, come lo chiamano in linguaggio tecnico, ma per tanti anni, questi sfortunati furono alla mercé delle sette. La notizia dei suicidi di massa era diventato un cliché telegiornalistico: quelli del Mal comune mezzo gaudio, si erano uccisi tutti tenendosi per mano e dopo essersi fatti tatuare in faccia un sorriso; mentre gli Uomini sicuri di sé, quelli che non dovevano chiedere mai, erano tutti morti buttandosi dal ponte 25 aprile di Lisbona, sicurissimi che, se la loro morte era fissata, non gli poteva accadere niente altro di male. Semplicemente non avevano pensato che, esattamente come lo yogurt va a male prima se si rompe la confezione, così la data di scadenza delle persone è solo indicativa.
Luigi ha la scadenza a ottantasette anni e cinque giorni dopo la nascita, e per il novanta per cento è fatto di Arbre Magique al gusto di Pino silvestre, e stasera è alla sua prima seduta di terapia di gruppo Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi. Sta seduto sulla sua sedia di plastica marrone di fianco a Marta, scadenza a ventidue anni tre mesi e due giorni dalla nascita e per l’ottantatre per cento fatta di Parmigiano già grattugiato, ma non le ha ancora rivolto la parola. Rimane seduto e fissa il linoleum verde del pavimento. È lei che inizia a parlargli.
È la prima volta che vieni?, gli chiede, non mi sembra di averti mai visto prima.
Lui le risponde che sì, che è vero e che si sente molto agitato, perché non ne ha mai parlato con nessuno delle sue paure a riguardo alla morte. Lei, allora, gli mette la mano sulla spalla e gli strofina la schiena, gli sorride e gli dice che si troverà benissimo in quel gruppo. Automaticamente, poi, si scambiano le proprie aspettative di vita: lei gli confessa sinceramente la sua e lui le risponde che sarebbe morto dopo soli cinque anni e mezzo, alla giovane età di ventinove anni. Mentre glielo dice, sente la gamba destra che gli trema, e dopo aver finito, dà un colpo di tosse e sorride con un’espressione amara. Lei lo guarda e sorride a sua volta, e sposta la mano sulla gamba, con fare consolatorio. Gli dice anche che tutto il male non viene per nuocere, però, perché lei, da questa breve vita, ha imparato che l’importante è godersi le proprie gioie, senza pensare al futuro, e che quindi, da un paio d’anni aveva deciso che tutti i giorni, con chiunque le piacesse, avrebbe fatto l’amore, perché è la cosa più bella che ci sia al mondo.
O no?, gli chiede poi in chiusura.
Luigi la ascolta con attenzione e annuisce per tre volte, convinto. Pensa che al suo amico Marco, quello che gli aveva consigliato di infiltrarsi in uno di quei gruppi che vedrai una che vuole scopare finché crepa la trovi di sicuro, così aveva detto, pensa che al suo amico Marco gli dovrà offrire una cena, se riuscirà veramente a portarsi a letto questa Marta. Lei, intanto, alza le braccia per stirarsi, allunga l’indice sinistro e sbadiglia. Nel distendere tutto il corpo, poi, il seno le si fa pronunciato e dai pantaloni spunta un tatuaggio che scende verso l’inguine. Luigi la osserva senza riuscire a parlare. Ha mille idee per la testa, una più porcella dell’altra, e si dice che, se dovesse servire, sarebbe pronto anche a frequentare assiduamente quei gruppi. Sopportare un’ora di terapia di gruppo sull’importanza del godere il presente e le piccole cose, sarebbe niente, pur di interrompere la sua astinenza sessuale, pensa. Però, pensa anche che non bisogna rimandare a domani quello che si può fare oggi, quindi prova a rilanciare un argomento a caso, giusto per non far cadere la discussione, quando, dal nulla, sente due mani ruvide e callose che lo prendono dietro al collo e gli stringono i nervi. Lui inizia a urlare e tutti si girano a guardarlo. In un momento, si trova in mezzo al cerchio, con ventinove persone che lo fissano e scuotono la testa, mentre accanto a lui c’è un uomo gigantesco che lo controlla.
Nella palestra rimbomba solo la sua voce, mentre dal suo posto Marta inizia a parlare.
Capite bene, che godere di ogni momento, non significa lasciarsi abbindolare da gente come questa, dice, indicando con sdegno Luigi, purtroppo dobbiamo stare attenti a chi è pronto a sfruttare le nostre debolezze per portarci a letto, o per prendere i nostri soldi, o chissà cos’altro.
A questo punto si alza, gli si avvicina, e fa segno al suo collaboratore di farlo alzare. L’uomo lo prende per la testa e lo tira su. Luigi continua a lamentarsi, ma sembra che nessuno lo senta. Marta, senza smettere di parlare, gli si ferma di fronte. Mentre dice che la forza dell’oggi non deve schiacciarci a dimenticare l’importanza della dignità personale, ma anzi deve portarci a radicalizzare le nostre scelte così da ipervalutare le nostre ore, che non saranno più di sessanta minuti, ma di quanti la nostra mente saprà viverne, mentre dice questo, mette le mani sul bottone dei pantaloni di Luigi e glielo apre, poi, forzando il rumore dei tacchi, gli cammina attorno. Lui si guarda in giro senza capire più nulla. Gli altri partecipanti annuiscono alle parole della terapeuta, sogghignando per la scena ridicola. Con un gesto forte, poi, lei gli scopre la bianchiccia natica destra e legge ad alta voce:
sette dicembre quattromilaottantotto, all’età esatta di ottantasette anni e cinque giorni, dice con voce stentorea, avete capito il signorino, ed era arrivato a dirmi che gli restavano cinque anni e mezzo di vita, per portarmi a letto.
Dagli altri iniziano a piovere fischi e offese verso Luigi, e Marta fa segno al suo assistente di buttarlo fuori.
In un istante, ancora spaesato, Luigi si trova sdraiato per strada, con i nervi del collo indolenziti. Dopo un paio di secondi, si rialza, si allaccia i pantaloni e si incammina verso casa. Tiene la mano destra dietro la nuca a massaggiarsela, mentre pensa che a Marco, altro che cena che gli offre.
Alessandro Busi
[1] http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20090311141506AA9tpTu
Questo racconto, che vi svelerà cosa succederà dopo il 21 dicembre 2012, è stato pubblicato sulla neonata rivista letteraria Teflon
Con il politetrafluoroetilene nelle vene
Anno 4021. Secondo il nuovo calendario siamo nel 2009 dopo la grande fine: il ventuno dicembre 2012. Secondo i libri di storia, il mondo finì e rinacque esattamente quello stesso giorno. Dicono che tutto si sia svolto proprio come si vede nel trailer di un film uscito un paio d’anni prima. Dicono che le auto cadevano dai parcheggi sopraelevati e che il Dalai Lama guardasse l’Himalaya con l’impassibilità tipica dei monaci zen. Dicono che al Cristo di Rio de Janeiro siano cadute prima le braccia e poi la testa e che la cupola di San Pietro a Roma, abbia schiacciato tutti i credenti che erano lì sotto a pregare. Dicono anche che in quel periodo, quello subito prima, erano nate un sacco di sette che tentavano di salvarsi dall’apocalisse: i wittgensteiniani, per esempio, dicevano che, se i limiti del mondo sono i limiti del linguaggio, allora basta non parlare mai della fine che la fine non arriverà. Al loro opposto, invece, c’erano i comicisti freudiani, che dicevano che per salvarsi si doveva esorcizzare la morte, quindi mettevano banchetti per strada, dove recitavano freddure sulla morte e sulle apocalissi, e la gente passava e sorrideva.
Ovviamente, alle tv si alternavano i dibattiti fra le varie sette, con i primi che evitavano di rispondere e raccontavano di quanto era bello il mare nel 1954, i secondi che facevano battute di spirito e dicevano ai primi, che si tappavano le orecchie e facevano lalalalalala con la voce, che erano infantili e sciocchi. E poi ce ne erano altri ancora, tipo gli ambientalisti dell’abbraccio che dicevano che l’unico modo per far sì che la natura non ammazzasse tutti, era fare pace con lei, quindi invitavano tutte le persone ad abbracciare gli alberi e baciarli e scrivergli poesie d’amore. Alla fine delle finite, però, nessuno aveva proprio ragione perché nessuno di questi si salvò. Chi morì parlando del più e del meno, chi recitando spezzoni di vecchi film di Woody Allen, chi venendo risucchiato mentre tentava di avere un amplesso con una betulla, alla fine nessuno vide confermata la propria teoria. Solo gli indifferenti sembrava si fossero salvati, invece era solo che erano talmente indifferenti che non si erano nemmeno accorti di essere morti, ma erano proprio morti.
Così, come dicono i libri di storia, quel giorno tutto finì, ma poi tutto iniziò anche. Passati cinque minuti di assoluto silenzio, in cui perfino il vento si era fermato e l’unico orologio rimasto in funzione faceva un tic dei secondi che echeggiava in tutto il globo, passati questi cinque minuti, il mondo ricominciò a funzionare, ma in maniera diversa e a velocità doppia, o tripla pure. Al posto degli alberi crescevano dalla terra i condomini e le strade si asfaltavano da sole. Dentro i condomini le persone nascevano dagli oggetti, e allora c’era chi veniva fuori dai materassi e chi dai cuscini del divano; chi si trovava neonato in cucina a scolare la pasta e chi veniva partorito dai tasti dei telecomandi e come prima cosa nella propria vita faceva lo zapping. Così, nel giro di cinque giorni, la terra si ripopolò di persone adulte e bambini e ragazzi e anziani. Così, nel giro di cinque giorni, la terra si ripopolò di librerie, università, stazioni tv, chiese e tutto il mondo sembrava rinato come se nulla fosse stato, come se avesse ragione quello del Gattopardo a dire che Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi. In realtà, alcune modifiche, strutturali ed esteriori, c’erano state. Gli alberi, per esempio, è vero che sembravano gli stessi di prima, ma erano fatti di ethernit. La modifica più grande, però, colpì gli esseri umani. Le persone erano tutte un po’ più grigie rispetto a prima, e questo era dovuto al fatto che, nel rimescolamento degli elementi, non erano solo nati gli alberi di ethernit e l’erba di carta, ma anche il sangue si era modificato e, al posto dei globuli rossi, c’erano centinaia di migliaia di particelle di politetrafluoroetilene, il teflon. Ovviamente, questa differenza interiore si vedeva anche all’esterno e, oltre al colorito canna di fucile, la pelle era diventata antiaderente, quindi, per lavarsi, bastava sciacquarsi, ma con la raccomandazione di asciugarsi bene, onde evitare quelle brutte escoriazioni arancio-rossiccie dette anche ruggine. Come aveva scritto il poeta ermetico Giuseppe Ungaretti nel 3930, esattamente 1918 anni dopo la grande fine,
siamo antiaderenti e tutto ci scivola addosso,
tranne i sentimenti che ci si appiccicano
come foglie d’autunno a terra.
Nel 4021 tutto questo è storia. In ogni città c’è un museo sui primitivi che popolavano la terra prima dell’anno 0, e anche Ungaretti è storia e lo si fa studiare a scuola.
Michele, che ha sedici anni, veste con i pantaloni strappati sul ginocchio e ascolta musica rumorosa come i Sonic Youth, quella band che, per fare più noise, come dicono loro, durante i concerti si sfregano le chitarre sulle pance e fanno le scintille; ecco, Michele, nel sentire la sua professoressa leggere questa poesia, si stava per mettere a piangere, ma si trattenne. Invece di andare a casa, però, quel giorno, andò in un parco con un libro di poesie di Ungaretti e cercò subito Antiaderenti e la lesse un sacco di volte. Chiuso il libro, poi, si prese i capelli neri nelle mani, mentre pensava a Rosanna, la sua fidanzata che l’aveva lasciato proprio quella mattina.
Michele, ormai ho capito che il mio amore per te è finito, gli aveva detto, forse è un periodo che devo stare un po’ sola, per riordinare le idee.
Lui, lì per lì, aveva fatto il sostenuto. Le aveva risposto che non c’era nessun problema e che era giusto così e aveva finto che la cosa gli scivolasse addosso, senza toccarlo. Aveva fatto finta di avere l’antiaderente anche per i sentimenti, ma non era vero.
Alessandro Busi
